Tanto tempo fa, già ai tempi del filosofo greco Democrito (460 – 360 a.C.), gli uomini si erano posti la domanda “Da dove ha origine la vita?”.
A quel tempo però non c'erano strumenti per verificare ciò che si pensava, e i primi "scienziati" potevano solo osservare i fenomeni naturali e cercare di dare spiegazioni.
Per quanto riguarda gli esseri umani o gli esseri viventi di una certa grandezza, era facile vedere che essi nascevano dal corpo o dalle uova emesse dalla madre e nelle piante la vita si trasmetteva con i semi.
Ma quando si trattava di organismi molto piccoli come insetti o vermi, i pensatori dell'epoca non riuscivano a darsi delle spiegazioni.
Il filosofo greco Aristotele (384 – 322 a.C.) tentò di spiegare questo mistero.
Secondo Aristotele gli esseri viventi come le cimici, i pidocchi, le pulci, i tafani e i vermi, o le ostriche, e le cozze, le stelle marine, le meduse, le spugne o i vegetali come il muschio nascevano dal nulla, per l’influenza del sole o dell'aria calda, a partire da terra in putrefazione, limo, fango, sabbia, escrementi secchi, letame, foglie marce, legna secca o verde, lana di animali.
Ad esempio Aristotele, osservando uno stagno in inverno, non vedeva le rane, che però comparivano in primavera e questo gli fece pensare che i piccoli girini, da cui poi si sviluppavano le rane, nascessero dal fango.
Questa teoria fu chiamata "teoria della generazione spontanea".
La teoria di Aristotele fu considerata vera per ben 2000 anni, perché dava una semplice risposta ad una domanda difficile.
Ancora nella prima metà del 1600 alcuni studiosi sosteneva le idee di Aristotele.
Tra questi studiosi ricordiamo il belga Jan Baptist van Helmont (1579-1644), anche lui era convinto che i pidocchi, le pulci, le cimici, i vermi, nascevano spontaneamente a partire dal corpo umano o dai suoi escrementi.
Per quanto riguarda gli esseri umani o gli esseri viventi di una certa grandezza, era facile vedere che essi nascevano dal corpo o dalle uova emesse dalla madre e nelle piante la vita si trasmetteva con i semi.
Ma quando si trattava di organismi molto piccoli come insetti o vermi, i pensatori dell'epoca non riuscivano a darsi delle spiegazioni.
Il filosofo greco Aristotele (384 – 322 a.C.) tentò di spiegare questo mistero.

Ad esempio Aristotele, osservando uno stagno in inverno, non vedeva le rane, che però comparivano in primavera e questo gli fece pensare che i piccoli girini, da cui poi si sviluppavano le rane, nascessero dal fango.
Questa teoria fu chiamata "teoria della generazione spontanea".
La teoria di Aristotele fu considerata vera per ben 2000 anni, perché dava una semplice risposta ad una domanda difficile.
Ancora nella prima metà del 1600 alcuni studiosi sosteneva le idee di Aristotele.

Inoltre egli era convinto che fosse possibile dimostrare sperimentalmente che la teoria della generazione spontanea era vera.

All'epoca di van Helmont, l'idea della generazione spontanea era così diffusa ed accettata che si sosteneva ad esempio che, se da un albero cresciuto sulla riva di un fiume, delle foglie cadevano a terra queste davano origine ad uccelli, mentre da quelle che cadevano nell'acqua si originavano dei pesci.

Francesco Redi nel 1668 dimostrerà sperimentalmente che la teoria della generazione spontanea era una teoria sbagliata.