martedì 6 ottobre 2015
Statistica
Pubblicato da
Andrea Mazzavillani
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lunedì 5 ottobre 2015
Probabilità
Probabilità: esiti possibili, la probabilità di eventi equiprobabili
Probabilità: lancio di due dadi
Probabilità: evento totale di due eventi semplici
Probabilità: eventi composti da eventi singoli indipendenti
Probabilità: eventi composti da eventi singoli dipendenti
Probabilità esercizi 1
Probabilità esercizi 2
Probabilità esercizi da UbiMath
Probabilità esercizi da Flaccavento Romano
Probabilità esercizi INVALSI
Probabilità TEST online da UbiMath
venerdì 14 agosto 2015
domenica 17 agosto 2014
Laboratorio 3: Estrazione del DNA da un tessuto vegetale
La procedura che viene impiegata in questa esperienza si basa sul fatto che la membrana esterna delle cellule e quella del loro nucleo è composta da sostanze grasse (fosfolipidi) e che possono essere demolite usando del detergente (detersivo per piatti).
Una delle prime operazioni da compiere è quella di frammentare il frutto in modo da separare il più possibile le cellule fra loro per esporle all'azione del detersivo.
Poi si aggiunge una soluzione di sale da cucina e detersivo alla polpa del frutto, liberando il DNA dalle membrane che lo trattenevano.
Si filtra il materiale per lasciar passare l'acido nucleico e trattenere i residui cellulari.
Infine il DNA viene fatto precipitare in alcool etilico (alcool denaturato) poiché in tale sostanza non è solubile e dove diventa visibile come una massa gelatinosa.
Materiale:
- Un kiwi o una banana
- Un sacchetto robusto di plastica per conservare i cibi nel congelatore
- 3 g di cloruro di sodio (un cucchiaino di sale da cucina)
- 10 mL detergente (tre cucchiaini di sapone liquido per le mani o detersivo per i piatti)
- 100 mL d’acqua (mezzo bicchiere da cucina)
- Alcool etilico freddo (alcool denaturato)
- 2 becher (due bicchieri)
- Carta da filtro (2 pezzi di carta assorbente da cucina)
- Imbuto
- Contenitore di raccolta
- Contenitore con acqua calda (60°C).
- Bagno refrigerante (contenitore con ghiaccio)
Procedimento
1) Sbucciare il frutto e tagliarlo in piccoli pezzi.
2) Mettere la polpa del frutto nel sacchetto di plastica. Senza annodarlo chiudere il sacchetto cercando di togliere prima tutta l'aria.
- 4) Intanto preparare la soluzione di estrazione, fare sciogliere in un becher un cucchiaino da tè di sale da cucina in circa 100 mL di acqua (mezzo bicchiere da cucina) e poi aggiugere 3-4 cucchiaini di detersivo, mescolare!
5) Quando la polpa è stata ridotta in poltiglia, aggiungere la soluzione d’estrazione; togliere tutta l'aria e annodare il sacchetto, continuate a schiacciare la polpa per altri 5 minuti.
6) Mettere il sacchetto in un recipiente con acqua a 60 °C per 15 minuti (l'alta temperatura facilita la rottura delle membrane cellulari e disattiva gli enzimi che attaccano il DNA).
7) Raffreddare il preparato mettendo il sacchetto nel bagno refrigerante di ghiaccio (non raffreddare a temperatura ambiente perché il protrarsi dell'alta temperatura potrebbe frammentare il DNA).
8) Intanto preparare un filtro con i due fogli di carta assorbente, si mette il filtro sull'imbuto appoggiato su un contenitore di raccolta.
12) Versare lungo il bordo della provetta con l’aiuto di un becher un volume di alcool freddo uguale a quello del filtrato facendo attenzione a che le due soluzioni non si mescolino, si deve formare uno strato di alcool sulla superficie del filtrato. Questa è la fase più delicata si consiglia di tenere inclinata la provetta con il filtrato, e versare l’alcool lentamento facendolo scorrere lungo le pareti.
13) Sul momento si formano delle bollicine di aria, trascorsi alcuni minuti è possibile osservare nell'interfaccia acqua-alcool (superficie di separazione tra la soluzione acquosa e l’alcool) una sostanza trasparente dalla consistenza gelatinosa che va via via aumentando: è il DNA. L'alcool rende il DNA insolubile, che diventa quindi visibile.
Analizziamo le due fasi dell'esperimento:
- Una volta preparata la frutta è necessario liberare il DNA dall'involucro cellulare. Per permettere al DNA di uscire dalla cellula e di "srotolarsi", senza perdere la struttura a elica, occorre sia demolire pareti e membrane cellulari, che allontanare gli istoni che sono le proteine che permettono al DNA di avvolgersi e ripiegarsi ripetutamente su se stesso. Il cloruro di sodio (il normale sale da cucina) agisce sulle proteine legate alla molecola del DNA; mentre il detergente agisce sulle membrane cellulari. (Il sale da cucina, NaCl, in soluzione acquosa si dissocia completamente in ioni Na+ (ioni sodio) e Cl- (ioni cloruro). La presenza di questi ioni modifica (denatura) la struttura delle proteine, in particolare degli istoni, cambiandone la disposizione spaziale, consentendo al DNA di separarsi da esse. La temperatura a 60° serve a facilitare la rottura delle membrane e a disattivare gli enzimi che attaccano il DNA. Il bagno reffrigerante in ghiccio abbassa la temperatura perché il protrarsi dell'alta temperatura potrebbe demolire il DNA .
- In fase terminale si aggiunge l'etanolo, che pur essendo solubile in acqua, non si miscela all'estratto cellulare per il suo minore peso specifico. L'etanolo viene aggiunto molto lentamente e fatto scivolare lungo la parete della provetta, in modo che, essendo più leggero dell'acqua, non si mescoli con essa ma vi galleggi sopra. Si hanno così due fasi: in alto l'etanolo più leggero in basso l'estratto cellulare con il DNA in soluzione (il DNA è molto solubile in acqua). Nell'interfasea tra etanolo ed estratto il DNA entra in contatto con l'etanolo e precipita.
Laboratorio 3: Costruire un modello in carta di DNA
In questo laboratorio si è costruito un modellino in carta di un tratto di DNA
Materiale occorrente:
Materiale occorrente:
- matite colorate;
- forbici;
- colla;
- fotocopia da ritagliare con modello di DNA (clicca sul link che segue per scaricare il file in formato pdf del modellino di DNA “CSIRO’s Double Helix Science Club”)
Struttura del DNA
Gli acidi nucleici sono molecole formate da moltissimi atomi quindi sono delle macromolecole.
Esistono due tipi di acidi nucleici il DNA e RNA










lunedì 28 luglio 2014
Genetica: gli esperimenti di Mendel e la prima legge della genetica
Il
monaco agostiniano Gregor Mendel fu il primo a studiare, applicando il metodo
scientifico, il fenomeno della trasmissione dei caratteri ai discendenti cioè
l’ereditarietà dei caratteri.
Gli
studi condotti da Mendel nell’arco di otto anni permisero di formulare le leggi
che stanno alla base dell’ereditarietà dei caratteri.
Medel
è considerato il padre della scienza che studia l’ereditarietà dei caratteri
cioè la GENETICA.
Nel
piccolo giardino dell'abbazia agostiniana di San Tommaso della di Brünn,
nella Moravia meridionale (Repubblica Ceca).
Mendel compi i suoi studi sperimentali sulla ereditarietà dei caratteri studiando la pianta del Pisum sativum.
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| Giardino dell'abbazia di San Tommaso |
Mendel compi i suoi studi sperimentali sulla ereditarietà dei caratteri studiando la pianta del Pisum sativum.
![]() |
| Pianta di pisello (Pisum Sativum) |
![]() |
| Frontespizio di “Esperimenti sull’ibridazione delle piante” |
Gli studi di Mendel rimasero pressoché sconosciuti al mondo scientifico e solo 16 anni dopo la sua morte la sua pubblicazione fu riscoperta e si capì l’IMMENSO VALORE dei suoi risultati
Perché
Mendel scelse la pianta del pisello?
- Pianta
di facile coltivazione.
- Pianta
di rapido sviluppo e in breve tempo si ottengono più generazioni.
- Pianta
con molte varietà con caratteri diversi.
- Ciascun
carattere presenta varianti ben distinguibili l'una dall'altra.
- Particolarità
del fiore
Il
fiore porta entrambi gli organi sessuali cioè è ERMAFRODITA .
L’antera del
pistillo, cioè la parte maschile, produce il polline e lo stigma, cioè
la parte femminile riceve il polline.
![]() |
| Fiore di pisello con la camera petalica aperta si osservano lo stigma e i pistilli |
La disposizione dei petali (camera petalica) permette l'AUTOFECONDAZIONE e impedisce l'impollinazione incrociata tra piante diverse.
Mendel studiò l’erediarietà di sette caratteri. Ciascun carattere presenta due varianti antagoniste.
Di
seguito i sette caratteri studiati da Mendel e per ciascun carattere sono
indicate le due varianti antagoniste.
Mendel studiò prima come si trasmetteva un solo carattere alla discendenza, per esempio il colore del fiore nelle varianti antagoniste viola e bianco.
Per
prima cosa Mendel selezionò piante di RAZZA PURA per alcuni caratteri.
Isolò
piante, dal fiore viola che davano sempre, autoimpollinandosi, piante con fiore
viola, e piante dal fiore bianco che autoimpollinandosi davano sempre piante
con fiore bianco.
Mendel, una volta che si fu assicurato di aver piante pure per un determinato carattere iniziò la fecondazione incrociata: ad esempio, prelevò del polline da una varietà dal fiore bianco e lo andò a depositare sul pistillo di una varietà dal fiore viola, questi individui costituiscono quella che si chiama generazione parentale (si indica col simbolo P)
Mendel, aspettò che i frutti maturassero, prelevò i semi, li seminò e aspetto che le nuove piante, che vengono chiamate prima generazione filiale (si indicano col simbolo F1), nascessero e fiorissero, osservò che la prima generazione filiale, era costituiti da piante che avevano tutte i fiori viola, e nessuna pianta aveva fiori bianchi.
In generale considerando un certo carattere, le piante somigliavano sempre ad uno solo dei genitori.
Incrociando due individui appartenenti a linee pure, che differiscono per
un solo carattere, si ottengono individui in cui compare solo un carattere che
viene detto DOMINANTE.
Per
capire che fine avesse fatto il carattere antagonista scomparso, seguendo sempre il nostro esempio, il colore bianco del fiore, Mendel fece AUTOIMPOLLINARE le piante
della F1
- Il
75% mostravano il carattere VIOLA della
F1
- Il
25% mostravano il carattere BIANCO della
generazione P che si era perso nella generazione F1
La ricomparsa delle piante con fiore bianco in questa generazione
dimostrava che le piante della prima generazione filiale, pur senza mostrarlo,
conservavano questo carattere.
Pubblicato da
Andrea Mazzavillani
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